Trattamento miofasciale teramo

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Trattamento Miofasciale

 

Il dolore mio-fasciale può essere definito come la presenza di punti
ipersensibili chiamati trigger point miofasciali, localizzati nei muscoli e/o nel tessuto connettivo di rivestimento.
“Trigger” significa “grilletto” perché questi punti provocano dolore non solo nella sede in cui si trovano, ma “lo sparano” anche in una zona topograficamente distante da quella di origine, denominata “area di riferimento”. Sono generalmente presenti dolore, limitazione articolare e rigidità.
Tale sindrome può scatenare, ad esempio, delle problematiche con una presentazione clinica tipica delle cervicalgie, delle lombalgie e dolori riferiti agli arti.
Il trattamento della mio-fascia può essere definito come una manipolazione dei tessuti molli che si concretizza con uno sfregamento/pressione dovuto al contatto di una parte della mano su una zona anatomica ben precisa. La parte della mano usata (le nocche, i polpastrelli, le eminenze tenar e ipotenar)
sarà decisa in base alle caratteristiche anatomiche della regione da trattare.
Questa metodica è specifica. A differenza del normale massaggio, si individua una zona (grazie alle tecniche di anatomia palpatoria che apprenderai in questo manuale) come un muscolo, un tendine, un’aponeurosi o un’estensione fasciale e il trattamento viene rivolto solo ed esclusivamente alla parte anatomica scelta.
La modalità esecutiva in un trattamento della mio-fascia è sempre conseguenza delle caratteristiche strutturali della zona che si sta trattando; normalmente per un muscolo viene trattata la banda tesa e si segue la direzione delle linee di forza che vengono a generarsi durante una contrazione; in una struttura tendinea o un’aponeurosi si può seguire la direzione delle fibre collagene oppure quella trasversale.

Miofasciale Teramo trattamento

Cause Del Dolore Miofasciale

L’insieme traumatico”, cioè tutta la serie di situazioni in grado di portare alla formazione di uno o più trigger, è rappresentato da qualsiasi stress che porti ad un sovraccarico del complesso mio-fasciale, sia in termini di un improvviso aumento del lavoro muscolare (“lo sportivo della domenica”, aumento repentino delle attività fisiche…) che, al contrario, di una eccessiva riduzione del moto (sedentarietà al PC, posture mantenute per lungo tempo…).
L’evento stressogeno non necessariamente sfocerà in una manifestazione dolorosa immediata, ma potrebbe essere il substrato patologico affinché un insulto di minore entità, come un’esposizione ad aria fredda, sia responsabile quasi inspiegabilmente di sintomi acuti e molto limitanti, con dolore persistente che se non trattato adeguatamente potrebbe perdurare anche a lungo.
Un esempio è il classico torcicollo in seguito all’ esposizione ad aria condizionata: la risposta dolorosa sembra eccessiva in proporzione alla causa che l’ha creata, ma molto probabilmente la presenza di punti trigger non manifesti si è slatentizzata in seguito al cambiamento repentino della temperatura alla quale la persona è stata esposta.

Sintomi del Dolore Miofasciale

 I segni della presenza di trigger point possono essere svariati e non tutti presenti contemporaneamente.
Tra i più importanti troviamo il dolore nella regione del MTrP e nella zona di riferimento, la riduzione dell’articolarità, la rigidità muscolare, la fatica e la limitazione delle attività sia quotidiane che sportive.
La sede di irradiazione del dolore secondario (riferito) può essere racchiusa in mappe che ci indicano in anticipo quale potrebbe essere il punto MTrP di origine e su quale struttura mio-fasciale si trova.
La sindrome dolorosa mio-fasciale può presentare segni e sintomi simili a molte altre problematiche che non hanno una causa meccanica. E’ di fondamentale importanza, dunque, che il trattamento venga effettuato solo dopo una accurata diagnosi che è di pertinenza esclusivamente medica. Questo manuale non vuole in nessun modo sostituire le competenze del medico e non deve essere usato come uno strumento a fine diagnostico.

Trattamento Miofasciale a Teramo

Controindicazioni

Ogni trattamento che riguarda il corpo umano può avere delle controindicazioni ed è fondamentale da parte dell’operatore conoscerle e riconoscerle in modo da tutelare la salute della persona o evitare possibili aggravamenti.
Queste informazioni non vogliono in nessun modo sostituire le competenze del medico e non deve essere usato come uno strumento a fine diagnostico.

  • Lussazioni recenti
  • Febbre
  • Artriti in fase acuta
  • Infezioni cutanee e/o sistemiche
  • Primo periodo post-chirurgico
  • Psicosi/Depressione maggiore
  • Scarsa tolleranza al trattamento
  • Lesioni cutanee lievi o in fase di remissione
  • Storia di traumi non recenti
  • Lesioni muscolo-tendinee sub-acute
  • Fratture/Lussazioni non recenti
  • Artriti in fase remissiva
  • Stati mentali alterati (ansia, depressione minore…)

Tali controindicazioni sono riferite alla zona da trattare.
In presenza di una condizione sopra elencata anche se lontana topograficamente da quella oggetto del trattamento, si dovrà considerare la persona come soggetto più suscettibile ed avere accortezze maggiori durante le manovre.

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